Intervista all’ex sindaco ci Cisano Bergamasco
«Se fossi ancora sindaco, il Ponte di Brivio non sarebbe chiuso senza alternativa»
Siamo agli sgoccioli fra meno di una settimna il ponte di Brivio chiude e abbiamo sentito l’ex sindaco di Cisano Bergamasco Andrea Previtali che con la sua amministrazione aveva anticipato i problemi e ne aveva trovato anche le soluzioni.
Mentre oggi si montano i primi blocchi del cantiere, migliaia di pendolari, lavoratori, studenti e imprese si preparano a un calvario quotidiano. La chiusura del 4 maggio trasformerà il quadrante Lecco-Bergamo-Milano in un imbuto senza uscita. E l’ex sindaco di Cisano Andrea Previtali ricorda: la Regione stessa aveva già approvato l’alternativa nel 2020.Cisano Bergamasco / Brivio.
Da domani il cantiere entra nel vivo con la realizzazione del cantiere che prevede chiusure alternate o totali fino al 4 maggio dove il Ponte di Brivio chiuderà completamente per 15 mesi.
Non è un ponte qualsiasi: è l’arteria che collega direttamente Lecco e Bergamo, usata ogni giorno da migliaia di persone che devono raggiungere Milano, Monza, la Brianza o l’Adda. Code infinite, deviazioni su ponti già saturi (San Michele, Cesare Cantù, Trezzo), ambulanze in tilt, scuole e imprese in difficoltà. Un’odissea annunciata che avrebbe potuto essere evitata.

Foto Tiziano Manzoni Lapresse
L’ex sindaco di Cisano Bergamasco Andrea Previtali (2013-2022) non ha mai smesso di ripeterlo.
«Se fossi ancora sindaco, il Ponte di Brivio non sarebbe chiuso senza alternativa»
D. Sindaco Previtali, oggi si piazzano i primi blocchi e tra meno di un mese scatta la chiusura per 15 mesi. Cosa prova?
R. Provo grande amarezza. Chiudere il ponte sarà un problema enorme per migliaia di persone che lo attraversano ogni giorno per studio, lavoro o necessità. E i politici che si sono incontrati fino all’ultimo lo sanno benissimo.
D. Lei però aveva previsto tutto già anni fa. Nel 2017, da sindaco, parlava di strade malconce e di soluzioni alternative…
R. Esatto. Dicevo che i mezzi pesanti creavano problemi insostenibili e bisognava trovare un’alternativa concreta prima di chiudere qualunque cosa.
D. Quella alternativa era il nuovo ponte in località Boschetto-Villa d’Adda…
R. Sì. Un progetto del 2001 che io ho ripreso con forza, legandolo alla Variante di Cisano. Una nuova rotatoria del Boschetto che avrebbe portato direttamente a un nuovo ponte sull’Adda, bypassando il vecchio viadotto.
D. Eppure il 9 ottobre 2020 la Regione Lombardia, con la Deliberazione n. 1 del Consiglio delle Autonomie Locali, aveva inserito proprio quel nuovo ponte tra le opere connesse alle Olimpiadi Milano-Cortina 2026. Il Comune di Cisano aveva anche presentato osservazioni ufficiali. Come mai non è stato realizzato?
R. È questa la cosa che fa più male. La Regione stessa aveva “timbrato” l’opera come strategica per le Olimpiadi. Era tutto nero su bianco: Variante di Cisano + nuovo ponte Boschetto.
Poi è finito il mio mandato, la SS 342 è passata ad ANAS, il tavolo Lecco-Bergamo si è raffreddato e tutto è rimasto sulla carta. Se fossi stato ancora io, non avrebbero mai chiuso il Brivio senza prima aver costruito quell’alternativa.
D. Nel 2018 lei aveva creato il Tavolo permanente Lecco-Bergamo…
R. Proprio per questo. Il nuovo ponte e la Variante erano al centro. Durante il mio mandato abbiamo approvato il progetto esecutivo del primo lotto della tangenziale e trovato 50 milioni di euro per farlo partire. Era tutto pronto.
D. Nel 2025 lei è tornato a lanciare l’allarme con un post e le mappe tecniche…
R. Volevo ricordare a tutti che la soluzione esisteva, era stata studiata, disegnata e pure approvata dalla Regione nel 2020. Invece oggi ci ritroviamo con la chiusura senza rete di sicurezza.
D. Oggi l’impatto si sentirà su un’area vastissima: Lecco, Bergamo, ma anche Milano e Monza…
R. Esatto. Questo non è un problema locale. È un’odissea per tutto il quadrante. Il traffico pesante si riverserà sul San Michele e sul Cesare Cantù, già congestionati. Pendolari, ambulanze, imprese: tutti pagheranno il conto di una scelta che poteva essere evitata.
D. Un messaggio ai politici di oggi?
R. Pensate ai cittadini normali obbligati ad attraversare l’Adda tutti i giorni. Non si può chiudere un ponte senza prima aver costruito l’alternativa. La sicurezza è importante, ma lo è anche non paralizzare un territorio intero.
L’assessore regionale alle Infrastrutture Claudia Terzi nelle audizioni degli ultimi mesi (compresa quella del 2 aprile in Commissione Territorio) ha sempre difeso la linea: l’intervento è «non più rinviabile» per motivi di sicurezza, ANAS sta progettando una passerella ciclopedonale (8 milioni di euro iniziali) che partirà contestualmente al cantiere, e i tavoli con prefetture e Comuni sono stati «proficui». Ha sottolineato più volte di aver «accolto le richieste territoriali» e di aver posticipato la chiusura dopo le Olimpiadi.
Previtali però ribatte con i documenti: la Regione aveva già inserito il nuovo ponte tra le opere olimpiche nel 2020. Quella opportunità è stata persa.
Oggi, mentre i blocchi del cantiere si alzano, il territorio si prepara all’odissea. Code, deviazioni, disagi che dureranno fino all’estate 2027.
E la domanda resta sospesa: perché una soluzione già approvata sulla carta non è mai diventata realtà?
