L’ordinanza del TAR di Brescia n. 00421/2026 ha definito «inutilmente punitivo» e «sproporzionato» il diniego espresso dal Comune di Cisano Bergamasco in merito alle proroghe delle autorizzazioni commerciali per il polo “no food” nell’area dell’ex Fornace Magnetti.

I giudici amministrativi hanno ordinato all’amministrazione di riesaminare la posizione entro il prossimo 18 settembre, invitando le parti a valutare una soluzione transattiva.La decisione del TAR
Secondo quanto rilevato dai magistrati, il diniego opposto dagli uffici comunali non appare giustificato dal ritardo nella realizzazione della nuova caserma dei Carabinieri. Il collegio ha evidenziato come il contesto complessivo dell’intervento fosse «certamente noto a entrambe le parti» da anni, alla luce delle convenzioni urbanistiche e dell’accordo di programma precedentemente sottoscritto.
Il confronto politico sul Corriere Bergamo
Intervistata sul tema dal Corriere della Sera Bergamo (articolo a firma di Federico Rota, 16 giugno 2026), la sindaca Antonella Sesana

ha espresso la posizione della Giunta: «Non abbiamo mai voluto negare alcuna proroga. Ma a causa di un tecnicismo, non era ancora pronta la “componente commerciale” del PGT. Quando sarà pronta, concederemo la proroga». La prima cittadina ha inoltre ribadito che l’amministrazione «non ha mai chiuso la porta a nessuno».
Sullo stesso quotidiano è intervenuto anche l’ex sindaco Andrea Previtali

sotto la cui guida era stata adottata la programmazione dell’area e in cui la stessa Sesana ricopriva il ruolo di assessore. Previtali ha espresso una posizione distante da quella dell’attuale prima cittadina, dichiarando: «L’accordo di programma e la pianificazione commerciale erano già chiari, definiti e pronti da anni. Non c’era alcun motivo di tenere bloccata questa pratica, poiché gli impegni assunti dai privati erano chiari fin dall’inizio e l’opera avrebbe portato indubbi benefici al territorio».
Retroscena: le tensioni con gli attuatori
Accanto ai passaggi formali dell’ordinanza, emergono indiscrezioni su un progressivo irrigidimento dei rapporti tra l’ente pubblico e i soggetti attuatori (la società Cisano Park e le proprietà legate all’ex area Magnetti).
Secondo quanto ricostruito da fonti vicine alla vicenda, tra gli episodi che avrebbero alimentato il clima di reciproca sfiducia vi sarebbe anche la gestione delle opere pubbliche collegate al comparto. Stando a queste indiscrezioni, a seguito della realizzazione di una pista ciclopedonale prevista dagli accordi di programma, si sarebbe registrato un sopralluogo della Polizia Locale volto a verificarne le misure e a contestarne la conformità urbanistica. Questo scenario di rigido controllo tecnico, unito al successivo diniego delle licenze commerciali, avrebbe spinto gli operatori economici a interrompere i canali di confronto diretto con l’amministrazione, preferendo affidare la tutela dei propri interessi esclusivamente alla via giudiziaria.
Il nodo politico
La vicenda si inserisce in un contesto politico locale articolato. Da parte delle opposizioni e di alcuni osservatori economici viene sollevata l’ipotesi che la linea prudente dell’amministrazione Sesana sia legata anche agli impegni programmatici assunti nel 2022 a tutela del commercio del centro storico. Si tratta di letture politiche che la Giunta ha sempre respinto, dichiarando di muoversi al solo scopo di garantire la corretta applicazione delle norme urbanistiche.
I rischi economici sul tavolo
Parallelamente al ricorso principale, Cisano Park ha avanzato una richiesta di risarcimento danni per i costi derivanti dal fermo dei cantieri e per il rischio di risoluzione dei contratti di locazione pregressi con i marchi della grande distribuzione. Qualora il TAR, nella successiva udienza di merito fissata per il 14 ottobre 2026, dovesse quantificare un danno patrimoniale rilevante a carico del Comune, la vicenda potrebbe comportare riflessi significativi sui bilanci dell’ente ed entrare sotto la lente della Procura della Corte dei Conti per la verifica di eventuali profili di danno erariale.
Prossimi passi
Il Comune di Cisano Bergamasco ha ora tempo fino al 18 settembre per ridefinire la propria determinazione amministrativa e interloquire con i privati come disposto dal tribunale. Nel frattempo, il dibattito in paese resta aperto tra le ragioni di chi sollecita lo sblocco degli investimenti privati e chi considera prioritario il mantenimento degli attuali equilibri commerciali del territorio.
