La barista del Baretto Civico 1907, punto di ritrovo della Curva Nord atalantina, è stata massacrata dal marito Vincenzo Dongellini il 18 marzo. Oggi l’uomo ha risposto in modo confuso all’interrogatorio in ospedale. La madre Lia: «Scusami se non sono riuscita a proteggerti». Oltre 700 persone alla fiaccolata di venerdì: la città si stringe intorno alla famiglia in un abbraccio silenzioso, mentre il dramma locale continua con un femminicidio ogni 4 mesi circa.

18 Marzo 2026 Bergamo Italia foto Tiziano Manzoni Lapresse
Il femminicidio di Valentina Sarto, la 41enne barista bergamasca uccisa dal marito Vincenzo Dongellini il 18 marzo 2026 nell’appartamento di via Pescaria (quartiere Valtesse), ha sconvolto Bergamo e continua a tenere banco. Oggi, sabato 21 marzo 2026, si è svolto l’interrogatorio di convalida del 49enne davanti al gip Federica Gaudino, ma in modalità particolare: Dongellini, difeso dall’avvocata Stefania Battistelli, è stato sentito in ospedale al Papa Giovanni XXIII (reparto psichiatrico dell’area detenuti), dove è stato riportato dal carcere su indicazione dei medici per il suo stato di shock e depressione grave. L’incontro con il pm Antonio Mele (che coordina le indagini) è avvenuto lì, intorno a mezzogiorno.A differenza dell’interrogatorio iniziale (subito dopo l’arresto, quando si era avvalso della facoltà di non rispondere), oggi Dongellini ha risposto alle domande, ma in modo poco chiaro e confuso, come riferito da fonti vicine alle indagini. L’uomo appare ancora molto provato psicologicamente, e le sue dichiarazioni non hanno fornito elementi chiari o nuovi significativi sulla dinamica del delitto o sul movente. La convalida dell’arresto per femminicidio (reato contestato ai sensi della normativa del 2025, con pena base ergastolo in caso di odio di genere o privazione della libertà) è attesa nelle prossime ore, ma il gip valuterà anche le condizioni di salute per decidere se mantenerlo in carcere o disporre misure alternative (al momento resta piantonato in ospedale).

Valentina lavorava da un paio d’anni al Baretto Civico 1907, lo storico locale in viale Giulio Cesare di fronte allo stadio New Balance Arena, punto di ritrovo prediletto dei tifosi della Curva Nord atalantina: ultras, appassionati nerazzurri, clienti fissi che lì commentano partite, trasferte e vita quotidiana. Era una delle bariste della titolare Sara Mazzoleni (52 anni), che l’ha ricordata come solare, affidabile e una persona cara per lo staff e i clienti. Sara ha chiarito in interviste che Valentina la vedeva come una sorella maggiore: «Mi vedeva come la sorella maggiore. Se avessi intuito che si sentiva in pericolo, non l’avrei mai mandata a casa da lui». Negli ultimi tempi Valentina appariva preoccupata per il marito, ma non impaurita al punto da temere il peggio. Il bar ha chiuso il 20 marzo in segno di lutto, con abbracci e ricordi tra i frequentatori della Curva Nord per “Vale”, una donna che portava allegria nonostante i problemi personali.La relazione con Dongellini (sposati solo a maggio 2025 dopo oltre dieci anni insieme) era degenerata in gelosia ossessiva, minacce e violenze fisiche. Lui, magazziniere precario originario di Imola, disoccupato e in Naspi, non tollerava la separazione né la relazione extraconiugale di Valentina con Moris Panza, bergamasco di Almenno San Bartolomeo e cliente abituale del Baretto. Panza ha raccontato di averla frequentata da circa un mese e mezzo (da inizio febbraio 2026). Esasperato dalle botte e minacce (segni sul collo, mano stritolata), l’ha convinta a rivolgersi alle forze dell’ordine: sabato 14 marzo l’ha accompagnata dai carabinieri di Almenno San Salvatore.

19 Marzo 2026 Bergamo Italia foto Tiziano Manzoni Lapresse
I militari le hanno spiegato la procedura per la denuncia (da formalizzare a Bergamo), ma Valentina ha chiesto tempo: “Se va avanti così esco di casa e lo denuncio”, avrebbe detto, decidendo di aspettare una settimana per vedere se le cose miglioravano. Purtroppo, cinque giorni dopo, mercoledì 18 marzo, l’ennesima lite mattutina è degenerata: Dongellini l’ha colpita con 19 coltellate (autopsia del 20 marzo dal medico legale Luca Taiana: lesioni in varie parti del corpo, non tutte gravi, ma due letali a carotide, giugulare e regione cervicale, con morte per shock emorragico; molti colpi alla schiena e al collo, forse sorpresa alle spalle). Ha poi chiamato la figlia 22enne da precedente relazione (“Abbiamo litigato, l’ho colpita”), ha tentato (o finto) il suicidio con ferite superficiali e bevuto candeggina, ed è stato soccorso.I familiari di Valentina, riuniti a Bergamo per l’autopsia e i funerali (martedì 24 marzo alle 10.30 nella chiesa di Borgo Santa Caterina, camera ardente dalle 8.30 alle 19 alla Casa del commiato di via San Bernardino), hanno aperto il loro cuore alla stampa, condividendo memorie e ricordi di una figlia, sorella e amica solare, testarda ma piena di vita, buona e sincera, circondata da persone care che non meritavano una fine così crudele.

l’attuale marito Antonio (giubbetto nero con cappuccio grigio) , il papà di Valentina Vincenzo,( giaccone doppio petto ) e uno dei due fratelli (felpa nera scritta Jones)
20 Marzo 2026 Bergamo Italia foto Tiziano Manzoni Lapresse
Tra le parole che hanno colpito per la loro tenerezza quelle della madre Lia Ventura (da Pavia, con il compagno Antonio), che ha affidato ai social un messaggio straziante verificato da molteplici fonti (tra cui Tgcom24, Repubblica Bologna, Corriere Bergamo): «Avevi 41 anni e lui ti ha tolto la vita senza pietà, ti ha portato via da me e da chi ti amava veramente, ma io ti terrò sempre dentro il mio cuore e ora starai con nonna, nonno e Pina che ti terranno stretti fra le loro braccia e tu correrai tra i prati bellissimi con il tuo Dick e gli angeli. Amore mio, la mamma ti penserà sempre e ti porterò con me nel cuore e un giorno ci rivedremo e potremmo abbracciarci come facevamo quando stavamo insieme. Ti amo, amore di mamma, scusami se non sono riuscita a proteggerti da lui e a portarti via e portarti qui da me ti amo e mi manchi tantissimo». Ha bruciato le foto del genero tagliandolo via: «Voglio che stia in carcere, voglio giustizia, ergastolo». Ha raccontato minacce gravi («L’accoltellava di notte nel sonno se se ne andava»), violenze minimizzate da Valentina («Era un momento di rabbia, tanto non mi fa niente»). Appello alle donne: «Non fate le testone come mia figlia, denunciate, chiedete aiuto. Lui le diceva “ti amo” ma non è amore».Il padre Vincenzo Sarto (da Bologna): «Da quando l’ho visto non mi è mai piaciuto». A “Dentro la notizia” (Mediaset): poteva essere evitato se Valentina avesse parlato: «Lo condannerei all’ergastolo».

20 Marzo 2026 Bergamo Italia foto Tiziano Manzoni Lapresse
Il fratello Simone Sarto (38 anni, metalmeccanico a Bologna): Appreso dalla madre («La Vale non c’è più»), ha dovuto dirlo al padre. Ricorda l’ultimo weekend a febbraio: «Più che piangere che posso fare? Come è possibile che non mi abbia mai detto nulla?». Ha descritto Valentina come «una ragazza solare che sorrideva sempre, forte, testarda. Non si faceva mettere i piedi in testa e la sincerità l’ha portata a questo: lui si è dimostrato un omino, non è un uomo. Non mi aveva detto che le metteva le mani addosso, altrimenti sarei andato lì e non l’avrei più fatta entrare in quella casa».Bergamo ha risposto con un calore immediato e commovente: ieri sera, venerdì 20 marzo, si è tenuta una fiaccolata silenziosa promossa dal Comune di Bergamo e dalla Rete Interistituzionale Antiviolenza Bergamo-Dalmine. Il corteo è partito alle 20.30 da via Pescaria 26, la casa dove è avvenuto il delitto, per arrivare fino al piazzale dello stadio New Balance Arena. Hanno partecipato oltre 700 persone (con stime che parlano di centinaia in partenza e ulteriori arrivi durante il percorso), tra familiari della vittima (presenti nel corteo), residenti, donne, associazioni, ultras della Curva Nord, semplici cittadini e la sindaca Elena Carnevali. Un abbraccio collettivo nel silenzio, con fiaccole accese a testimoniare dolore, indignazione e impegno contro la violenza di genere.

Un segnale forte che la città non lascia sole le famiglie e che la crudeltà subita da Valentina non può essere accettata.Purtroppo, il contesto locale è drammatico: negli ultimi anni a Bergamo si è verificato un femminicidio ogni 4 mesi circa, un ritmo che sottolinea l’urgenza di prevenzione, supporto alle vittime e azioni concrete contro la violenza di genere. La famiglia chiede giustizia severa per questo ennesimo caso, stringendosi alle amiche, colleghe del Baretto, alla comunità nerazzurra e ai bergamaschi che piangono una donna solare intrappolata in una relazione tossica. Stasera è in programma un presidio in largo Rezzara della Rete bergamasca contro la violenza di genere.

