
Ieri, domenica 6 luglio, i collettivi Csa Pacì Paciana, Fridays for Future Bergamo e Collettivo Las hanno srotolato una maxi bandiera della Palestina sulla Torre dei Caduti, nel cuore della città bassa, per poi rimuoverla dopo poche ore. L’azione, definita «un gesto simbolico necessario», è avvenuta a ridosso della cronometro inaugurale del Giro d’Italia Women, partita da Chorus Life, ed è stata un atto di denuncia contro la guerra in Palestina. I collettivi hanno puntato il dito contro il governo israeliano, accusato di «portare avanti un genocidio con la complicità dell’Occidente», e contro il governo italiano, criticato per i «decreti liberticidi» come il decreto sicurezza, recentemente convertito in legge.
«Bloccare l’accesso alla torre significa dire basta al silenzio, all’indifferenza e alla finta neutralità», hanno dichiarato in una nota congiunta. «Vogliamo urlare che non accettiamo più guerre, né dentro né fuori dai confini, e costruire una città solidale».
L’azione ha avuto luogo poche ore prima che Bergamo accendesse i riflettori sulla cronometro di 14,2 km del Giro d’Italia Women 2025, partita da Chorus Life e conclusasi al Sentierone, dopo un tracciato cittadino con rettilinei, inversioni di marcia e una leggera salita verso la Città Alta.
La specialista Marlen Reusser ha dominato la prova, conquistando la prima maglia rosa, seguita a breve distanza da Lotte Kopecky, in una tappa che ha iniziato a delineare la classifica generale. Bergamo, con le sue bellezze storiche come la funicolare del 1887, Piazza Vecchia, le Mura Venete (Patrimonio Unesco) e l’Accademia Carrara, ha offerto un palcoscenico suggestivo, ma l’eco della protesta ha aggiunto una nota di riflessione sociale alla giornata sportiva.

